Astavakra Samhita (V-IV secolo a.c.)
L’Astavakra samitha è solitamente descritta come un testo ‘pericoloso’ perché, se l’insegnamento che illustra viene interpretato in modo superficiale, può portare a dannosi fraintendimenti.
Quello di Astavakra è un insegnamento ‘non-dualistico’ (advaita) di altissimo livello che all’epoca, circa venticinque secoli or sono, i saggi impartivano segretamente ai discepoli più maturi.
Il testo dà infatti per scontato che il ricercatore spirituale (sadhaka) sia già passato attraverso tutti gli stadi preliminari della pratica e che abbia raggiunto la purezza mentale necessaria a ottenere un’alta capacità discriminativa.
Questo è il metodo di insegnamento dell’antichità, quando il sentiero spirituale veniva persorso fin dalla giovanissima età e il processo di purificazione mentale poteva portare i suoi frutti già in età adulta.
Quello contemporaneo invece, in particolare quando l’isegnamento è impartito a ricercatori stranieri adulti che provengono da credo e tradizioni differenti da quelli induisti, contempla la possibilità di seguire la via della conoscenza (jnana marga) parallelamente al processo di purificazione tramite la pratica.
Se così non fosse, il jiana marga non potrebbe mai essere insegnato a chi non è induista e non possiede già un notevole bagaglio spirituale e filosofico.
Al ricercatore di oggi che sia incline alla discriminazione e al distacco, il testo può essere di grande utilità, perché mette in evidenza le trappole più comuni della ricerca spirituale: confondere il mezzo con il fine e rimanere attaccato ad esso, supporre che la realizzazione sia un obiettivo esterno da raggiungere mediante grandi sforzi e non tramite la conoscenza intuitiva, dare all’intenzionalità della pratica un’importanza maggiore a quella accordata alla capacità di abbandono, e via dicendo.
In ultima analisi, l’implacabile logica non dualistica dell’Astavakra Samitha invita tutti a riflettere sul fatto che il Sé è ’sempre realizzato’ e che la via spirituale non è altro che un ritorno alla propria essenza naturale.
‘Quanti sforzi e quanta disciplina si dice che siano necessari per sradicare l’inesistente ignoranza!’ scrive il grande maestro contemporaneo Ramana Maharsi.
(Intoduzione di Nani Mai e Sergio Trippodo)
Capitolo I
Insegnamenti per la realizzazione
Janaka disse:
-
Come si acquisisce la conoscenza?
Come si arriva alla liberazione?
Com’è possibile il distacco?
Astavakra rispose:
-
Se aspiri alla liberazione, figlio mio
Rifuggi dagli oggetti dei sensi come fossero veleno
Cerca il perdono, la sincerità, la compassione
L’appagamento e la verità come fossero nettare
-
Tu non sei né la terra né l’acqua
Né il fuoco né l’aria né l’etere
Per essere libero
Conosci il Sé come testimone di tutti questi elementi
E come Coscienza stessa
-
Se non credi di essere il corpo
E riposi nella Coscienza
Sei immediatamente felice
Pacifico e libero da ogni schiavitù
-
Tu non appartieni a nessuna casta
Tu non sei percepibile dai sensi
Sei il testimone di tutto
Senza forma e attaccamento, sii felice
-
Virtù e vizio, piacere e dolore
Appartengono alla mente e non a Te, oh Onnipresente!
Non sei tu ad agire e a fruire dell’azione
In verità sei sempre libero
-
Tu sei sempre l’unico osservatore di tutto
Saresti del tutto libero, non fosse per la tua sola schiavitù
Quella di non vederti come l’osservatore
Ma come qualcos’altro
-
Tu che sei stato morso
Dal grande serpente nero dell’egoismo
Che ti fa pensare Sono io ad agire
Bevi il nettare della fede nell’Io non sono quello che agisce
E sii felice
-
Incendia la foresta dell’ignoranza
Con il fuoco della convinzione
Io sono l’Uno, la Pura Coscienza
Liberati così dal dolore e sii felice
-
Tu sei quella Coscienza
Tu sei la Beatitudine, Suprema Beatitudine
Dentro e attorno alla quale appare l’universo
Che le si sovrappone come il serpente alla corda
-
Chi si considera libero è libero
Chi si considera schiavo è schiavo
‘Come si pensa così si diventa’
E’ un detto popolare che dice la verità
-
Il Sé è la Coscienza
Priva di attaccamento, vuota di azioni e desideri
Pacifica
E’ il testimone, onnipresente, completo
Unico, libero
Anche se a causa dell’illusione
Esso può sembrare prigioniero del mondo
-
Essendoti liberato dalle modificazioni
Interne e esterne, come pure dall’illusione
Che ti faceva dire Io sono il riflesso dell’io individuale
Ora rifletti sul Sé
E riconoscilo come immutabile, non duale, Coscienza
-
Figlio mio
Sei rimasto a lungo intrappolato nel cappio Io sono il corpo
Recidilo con la spada della conoscenza Io sono la Coscienza
E sii felice
-
Tu splendi della tua stessa luce
Non hai legami, sei senza macchia
Non sei condizionato dalle azioni
In realtà la tua unica schiavitù
E’ che pratichi la meditazione
-
Tu permei l’universo
E l’universo è contenuto in te
In realtà tu sei la Pura Coscienza
Per tua stessa natura
Non sminuirti considerandoti da meno
-
Sei incondizionato, immutabile
Senza forma né sostanza
Tranquillo e di insondabile intelligenza
Imperturbabile
Desidera soltanto la Coscienza
-
Ciò che ha forma non è reale
Soltanto il senza forma è permanente
Grazie a questo insegnamento sulla verità
Non ci sarà possibilità di rinascita
-
Il Sé è presente fuori e dentro il corpo
Come lo specchio
Esiste fuori e dentro l’immagine riflessa
-
Come lo spazio che pervade tutto
E’ fuori e dentro la giara
Così il Sé eterno e onnipresente
Esiste in ogni cosa
Capitolo II
La gioia della realizzazione
Janaka disse:
-
Oh
Sono immacolato, pacifico
Sono la Pura Intelligenza al di là della natura
Per tutto questo tempo sono stato ingannato dall’illusione
-
Siccome Io solo rivelo il corpo
Allo stesso modo rivelo il mondo.
Quindi il mondo intero è mio
Anche se in realtà niente è mio
-
Oh
Avendo abbandonato l’illusorietà
Del corpo e dell’universo
Soltanto adesso posso vedere il Sé
-
Come le onde, la schiuma e le bolle
Non sono diverse dall’acqua
Così l’universo che emana dal Sé
Non è diverso da Esso
-
Come dopo averlo analizzato
Si scopre che il tessuto non è altro
Che un insieme di fili
Così l’universo non è altro che il Sé
-
Come lo zucchero
Ottenuto dalla canna da zucchero è del tutto
Permeato dal succo di canna
Così l’universo prodotto in Me
E’ totalmente permeato da Me
-
Il mondo appare quando si ignora il Sé
E scompare quando si conosce il Sé
Così come il serpente appare
Quando non si riconosce che è una corda
E scompare quando si vede la corda
-
La luce è la mia vera natura
Io non sono altro che luce
Quando l’universo si rivela
In realtà solo Io risplendo
-
Oh
L’universo appare in Me
Immaginato dall’ignoranza
Come l’argento appare nella madreperla
Il serpente nella corda
L’acqua nel miraggio
-
Come una brocca si dissolve nell’argilla
L’onda nell’acqua o un bracciale nell’oro
Così l’universo che emana da Me
In Me si dissolve
-
Meraviglioso sono Io!
Dal dio Brahman alla zolla d’erba
Adorate Me
Che esisto anche dopo la distruzione del mondo
-
Meraviglioso sono Io!
Adorate Me
Che sono l’Uno pur avendo un corpo
Io esisto e permeo l’universo
Anche se non vado in nessun luogo
E non provengo da nessun luogo
-
Meraviglioso sono Io!
Adorate Me!
Nessuno è più capace di Me
Che sostengo l’universo per l’eternità
Senza toccarlo col corpo
-
Meraviglioso sono Io!
Adorate Me che ho tutto e niente
Di ciò che può essere pensato o detto
-
La triade di conoscenza, conosciuto e conoscitore
In realtà non esiste
Io sono il Sé immacolato
Nel quale la triade appare a causa dell’ignoranza
-
Oh
La dualità è la radice della sofferenza
L’unico rimedio è realizzare
Che tutti gli oggetti percepibili non sono reali
E che Io sono la Purezza, l’Uno
L’Essenza e la Coscienza assoluta
-
Io sono la Pura Coscienza
A causa dell’ignoranza
Ho immaginato le sovrapposizioni su di Me
Riflettendo costantemente in questo modo
Dimoro nel mio stato indifferenziato
-
Non conosco schiavitù né liberazione
Avendo perso il suo sostegno l’illusione è cessata
L’universo, pur esistendo in Me
In realtà non esiste
-
Il corpo e l’universo non sono niente
Il Sé non è altro che Pura Coscienza
Sapendo questo per certo
Adesso su cosa può fondarsi l’immaginazione?
-
Il corpo, il mondo celeste e quello inferiore
La schiavitù e la libertà, come pure la paura
Non sono altro che immaginazioni
Cosa dovrei farci Io, che sono Pura Coscienza?
-
Non vedo più alcuna dualità
Persino la moltitudine degli esseri umani
E’ diventata una landa desolata
Per cosa dovrei quindi provare attaccamento?
-
Io non sono il corpo e non lo posseggo
Non sono ciò che vive ma la Pura Coscienza
Questa in realtà era la mia schiavitù:
Ero assetato di vita
-
Su di Me
Che sono come un oceano infinito
Si alza il vento della mente
Che produce le varie onde dei molteplici mondi
-
Quando il vento della mente si placa
Nell’oceano infinito del Sé
Sfortunatamente
Per quel commerciante che è l’essere vivente
L’arca del mondo manifesto si distrugge
-
Che meraviglia!
Le onde degli esseri viventi
A seconda della loro natura
Si alzano, si scontrano, giocano
E infine rientrano
Nell’oceano infinito del Sé.